domenica 15 agosto 2010

Se ne accorgerebbero anche le tue chiappe flaccide che questa è roba tossica.


Albeggia. Il tizio che manovra la gru si ripara gli occhi dal sole con una mano aperta sulla fronte. Con l’altra muove rapidamente le leve. In basso cinque o sei persone urlano impartendo ordini. Gli autisti dei camion non spengono neppure i motori mentre la gru carica velocemente materiale ferroso. Aspettano dieci minuti un quarto d’ora e poi ripartono velocemente. E’ un mezzo della Renault quello sul quale il manovratore della gru sta caricando il ferro adesso. E’ rinfrescata l’aria, dice l’autista del camion sceso in strada rivolgendosi a uno degli uomini che dirigono le operazioni. E’ presto, risponde l’altro. Vedrai che fra un paio d’ore si muore dal caldo. E’ sempre così qua sul porto. Senti, riprende l’autista del camion. Ma sto cazzo di ferro mica è pericoloso? Perché? Risponde con una domanda l’altro. No niente. E’ solo che mi sembrava strano l’orario. Abbiamo un sacco di ferro da smaltire, per questo abbiamo cominciato a quell’ora. Certo certo. Annuisce l’uomo e si accende una Marlboro. Ne offre una al tizio, ma la rifiuta. Comunque, riprende, mi sembra strano. Che cosa ti sembra strano? Tutta questa fretta del cazzo. La gru ha quasi finito di caricare, vedi di partire. L’autista sogghigna in tono sarcastico. La verità è che a me non frega un cazzo se andiamo a sotterrare questa roba da qualche parte in Basilicata come fate sempre. L’altro non gli risponde. Io mi guardo le spalle. Se questa roba è pericolosa e mi entra nelle palle io ve la faccio pagare. E’ ora di partire, gli ribadisce senza guardarlo l’uomo. Forse non ci siamo capiti, Robocop. L’autista del camion lo afferra per una spalla e lo gira di forza. Voi state tutti con queste tute protettive del cazzo, queste maschere da apicultori e mi vuoi dire che è solo del fottuto ferro? Se ne accorgerebbero anche le tue chiappe flaccide che questa è roba tossica. L’uomo non fa in tempo ad accorgersi di quel che sta succedendo che viene preso di forza da dietro. E’ un omone con pantaloni di pelle nera e uno strano e ingombrante arnese a tracolla a trascinarlo violentemente sotto il molo. Lì comincia a colpirlo in faccia. L’autista del camion sputa sangue e denti. Chi cazzo sei? Chi cazzo sei? Urla piangendo e singhiozzando. Senza rispondere l’uomo continua a colpire e sbattergli la testa sulle pietre. Passano cinque minuti prima che ritorni al camion. Si avvicina a quello con la tuta protettiva. Hai due minuti per trovare un nuovo autista, non abbiamo tempo da perdere. Gli bisbiglia prima di allontanarsi cercando di trattenere il respiro pesante per l'affanno.

Elementi utili: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=357727&IDCategoria=12

1 commento:

  1. OK Joe, mi fa piacere che hai messo in prosa lò'ultimo fatto di cronaca che vede protagonista la ferriera potentina. Se approfondisci fammi sapere com'è la storia dell'uranio impoverito fuso insieme alle bombe sparate in Bosnia.... a me hanno raccontato strane storie in cui qualche autista impiccione ha fatto la fine del protagonista di questo racconto....

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