mercoledì 11 agosto 2010

Devo essere impeccabile, soprattutto nella forma


Fatemi capire bene, ragazzi. Poggia i palmi delle mani sulla scrivania e osserva i suoi uomini dello staff. Allora, il giudice ha reintegrato i tre operai della Fiat che erano stati licenziati, giusto? Esatto, risponde uno dei due uomini di fronte a lui, mentre l’altro annuisce con la testa. Bene, allora devo rilasciare una dichiarazione. Per forza, gli fa eco sempre quello di prima. Ma questa è una cosa nazionale. Già, gli fa ancora l’altro mentre quello a fianco continua ininterrottamente ad annuire. Devo essere impeccabile, soprattutto nella forma. Stavolta ad annuire sono entrambi gli altri due senza proferire parola. Si alza ed esce dall’ufficio scortato dai tizi del suo staff. Prendono l’ascensore e arrivano nella sala stampa, già strapiena di cronisti con block notes, registratori, macchine fotografiche e un paio di telecamere. Dopo aver dismesso un paio di sorrisi si schiarisce la voce tossendo e assesta due colpetti al microfono con i polpastrelli di indice e medio. Comincia a parlare. La sentenza con la quale il giudice del lavoro di Melfi ha annullato il licenziamento dei tre operai dello stabilimento Sata di Melfi, ordinandone l’immediato reintegro nel posto di lavoro, se da un lato rende giustizia agli interessati, accusati a torto di aver interrotto il processo produttivo all’interno della fabbrica lucana, dall’altro pone le condizioni per riannodare i fili di un dialogo interrotto tra i vertici aziendali e una parte del sindacato di Basilicata. Si guarda intorno e prosegue. La decisione del giudice mi solleva dal punto di vista personale, prima ancora che istituzionale dall’intima angoscia che sempre procura la perdita anche di un solo posto di lavoro. Tanto più se ad essere interessati, come in questo caso, sono padri di famiglia o giovani che hanno appena deciso di convolare a nozze. Nello stesso tempo però credo che la Regione debba continuare a mantenere la barra dritta, come ha fatto sino ad oggi, nella convinzione che ciascuna delle parti in causa saprà far prevalere il senso di responsabilità per il bene comune dei lucani. Finisce il suo discorso quando su un monitor acceso nella stanza compare il faccione di Nichi Vendola. Gli chiedono degli operai reintegrati a Melfi. E lui risponde. La decisione del Tribunale di Melfi di reintegrare i tre operai ingiustamente licenziati dalla Fiat in luglio dimostra, ove mai ce ne fosse stato bisogno, che l'azienda aveva completamente torto e che i licenziamenti avevano carattere esclusivamente repressivo e intimidatorio. Dopo aver ascoltato le brevissime dichiarazioni di Vendola si volta di scatto verso i suoi due uomini e non riesce a nascondere una smorfia di rabbia. Come cazzo fa, bisbiglia a denti stretti, a dire quello che pensa veramente senza usare formule retoriche e con due semplici parole? E lo applaudono pure, gli fa notare quello che era rimasto in silenzio tutto il tempo, sgranando gli occhi in segno di ammirazione.

Elementi utili: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=357224&IDCategoria=12

3 commenti:

  1. Per intanto FIAT ha preannunciato ricorso e ho l'impressione che la faccenda non finisce qua.... ci racconti il seguito?

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