martedì 3 agosto 2010

Il calcio a Potenza è una cosa seria. Anzi serissima.


Dove vai amore? Gli chiede con angoscia mentre lui si sistema la borsa di Calvin Klein a tracolla. Devo uscire, non ce la faccio più. Sto soffocando chiuso in casa, le risponde. Ma è rischioso, lo sai. Io non ho nulla da temere, cara. Posso andare a testa alta, e poi stiamo parlando di calcio maledizione. Capisco che a Potenza ci sia una grande passione, ma non è mica una questione di vita o di morte. Stai attento però, la donna si raccomanda mentre lui ha già varcato la soglia e sta chiudendo la porta. Ha percorso appena una decina di metri quando un tizio gli urla dal finestrino di una Smart in transito. Bastardo, sei contento adesso che ci hai fatto fallire? Ma lui non perde il contegno e prosegue la sua passeggiata. Finché un ragazzino gli si avvicina con una smorfia rabbiosa e gli assesta un pestone sul piede prima di scappare. Ancora una volta non si scompone. Si aggiusta un sorriso amaro in viso e riprende a camminare. Questa volta ad avvicinarsi è uno sui trent’anni, alto, magro, con barba incolta e sigaretta ben ferma all’angolo destro della bocca. Lo guarda in faccia e lo colpisce con un ceffone prima di allontanarsi sputando a terra. Lui incassa il colpo, si accomoda gli occhiali e fa finta di niente. All’improvviso vede arrivare un gruppetto di quattro o cinque ragazzi. Questa volta tenta di scappare goffamente, ma viene raggiunto e pestato per una decina di minuti. Il tutto condito con insulti e bestemmie di alto spessore. Gli serve un quarto d’ora per riprendersi. Nessuno lo aiuta, ma riesce a rialzarsi, mentre i passanti lo guardano schifato e gli lanciano insulti. Il frastuono di un camioncino si fa strada tra le viuzze del centro. Si è appena rialzato e sgrana gli occhi. Sul pianale posteriore ci sono alcuni uomini con il viso coperto da passamontagna e mitragliette nelle mani. Gli lanciano addosso imprecazioni di ogni tipo mentre il camion si avvicina. Lui comincia a fuggire in preda al terrore. Scansa le persone nei vicoli ansimando, ma non ha via d’uscita. Si ritrova di fronte alla cattedrale. Ci entra tutto trafelato e si rifugia nella cappella di San Gerardo. Si inginocchia di fronte alla statua in legno che raffigura il santo sul trono e comincia a pregare. Non fa in tempo a farsi il segno della croce. Il santo organizza una smorfia schifata, mentre la statua rotea su sé stessa e volta definitivamente le spalle al malcapitato.



Elementi utili: Il Potenza Calcio è fallito in questa estate a seguito di varie vicissitudini gestionali e giudiziarie che hanno investito la vecchia proprietà. Sono giorni decisivi per la definizione della nuova società che ripartirà dall’Eccellenza.

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